martedì 29 ottobre 2013

IERI

Ieri sono stato di ritorno da un viaggio per cui non ero partito
e per strada ho concesso il perdono per un torto che non avevo subito.

Ieri ho asciugato una lacrima, la lacrima che non ho mai pianto.
e ho raccolto da terra la scheggia di un vetro che non ho mai infranto.

Ieri ho guardato il tuo amore, un amore che non ho mai veduto.
Un cuore che non custodivo perché ancora non l’avevo perduto.

gm




martedì 22 marzo 2011

L' UOMO DI SPALLE


Scomodi dolori da addomesticare in questo tempo rapido e fermo.
Stati d’animo in guerra tra loro…avvolti da silenzi logorroici.
In cerca di parole buone per la mente
mi arrendo al dover combattere contro l’assenza.
Respiro da giorni un’aria strana
ma non è concesso molto da respirare a chi non sa vivere.

Pagherei il riscatto per il sequestro di ogni mia speranza, se solo riaverla indietro servisse a sperare…
E vincerei la paura della solitudine
se solo non averla mi regalasse il coraggio di illudermi ancora.

Nudo e disperso…
Fermo e in fuga…
…sono l’uomo di spalle.
gm

(Sopra: "Nudo maschile di schiena"- Matita su tela - 2010 - gm)

lunedì 13 settembre 2010

INGUARIBILE PAZZIA


Il mondo è di quel pazzo che ancora si emoziona davanti ad un paesaggio.
Di chi scrive poemi e dipinge ruscelli, soltanto guardando una lacrima scendere, mentre tutti intorno, vedono solo un pianto.

Il mondo è di quel pazzo che ancora si ferma a raccogliere un sassolino e lo conserva nella tasca come fosse un talismano…di chi si accorge di uno sguardo speciale, di chi tenta di annusare un profumo capace di risvegliare un ricordo e aspetta un giorno intero per ricevere una carezza.

Il mondo è di quel pazzo, che al locale alla moda, sceglie la compagnia di amici sinceri.
Di chi trova ogni giorno la voglia di imparare qualcosa in più…senza avere la pretesa di insegnarlo a nessuno.
Di quel pazzo che invidia l’umiltà del suo cane e la dignità del suo gatto e ha ancora il tempo di annaffiare una pianta.

Il mondo è di quel pazzo che ad un freddo messaggio preferisce il suono di una voce, di chi sceglie di donare un fiore invece di attendere che gli venga portato.
Di chi, fermandosi a riflettere, ha ancora voglia di sognare e nel silenzio della notte, trova l’onestà di ammettere una colpa.

Il mondo è di quel pazzo che preferisce l’essere al sembrare, di chi alla meta preferisce il viaggio e per amore…è disposto sempre a fare la cosa meno sensata.

Il mondo è di quel pazzo che non teme di essere recluso per la sua pazzia.
Di quel pazzo che alle differenze preferisce le somiglianze, di chi ama prima di essere amato…senza curarsi di avere torto ed’è capace di scavare nelle più remote regioni del suo cuore.

Se sono pazzo non voglio guarire!
Se non lo sono…sto tentando di impazzire!


-gm-
(Sopra: Il disegno "Subconscio"-Matita nera su cartoncino - 2009 - gm)

venerdì 15 gennaio 2010

lunedì 26 gennaio 2009

"QUANDO SI HA" (a Francesca) - Video





Quando si ha qualcosa di raro come l'amore, bisogna difenderlo... preservarlo... stringerlo tra le mani.
Non metterlo alla prova continuamente...o lasciarlo in balia del temporale.
Bisogna portarlo in petto e mostrarlo fieri al mondo, come se fosse il più raro dei fregi.
Non nasconderlo o dimenticarlo, in attesa che qualcuno arrivi a portarcelo via... per poi struggersi dal rimorso nel vuoto della sua mancanza.
Bisogna farglisi scudo dal soffio del vento, dal freddo della notte, e dallo scorrere dei minuti.
Non appoggiarlo su ripidi ripiani, ne abbandonarlo in strade trafficate o scorgerlo da troppo lontano.
Quando si ha un amore, bisogna sorridergli se sente di voler piangere.
Bisogna parlargli se ha voglia di ascoltare il suono del conforto e accarezzare quando ha sonno.
Bisogna chiamarlo se sta cercando un segnale che gli indichi la strada di casa, o attenderlo impazienti quando ha voglia di ritornare... per poi dirci:
"Sono quì ! "

giovedì 30 ottobre 2008

- VIVERE -



Vivere è dolore ! Ecco perché fa male!

Chi ti ama ti chiederà di non pensarci … per proteggerti dalla sofferenza.
Chi non ti considera, …non ti dirà nulla, poiché lui stesso starà soffrendo.
Chi ti odia ti dirà che non è vero…ma solo per darti ancora dolore.

Lungo il cammino ci saranno minuti interminabili che dureranno troppo e anni velocissimi come passanti isterici.

Pioverà quando era previsto il sole … e ti ritroverai troppo vestito un giorno che si aspettava il freddo.
Ci sarà un uomo nero, un professore, un capoufficio e un prete a portare via le ore migliori del tuo sonno.

Ci sarà una casa in cui rientrare… e un padre da cui fuggire.
Ci sarà un nonno da rimpiangere e un tetto da costruire.

Ci saranno bilici precari sulla corda di un trapezio altissimo
e vertigini scomode, dalle quali salvarsi per mezzo di appigli.

Ci saranno prese mancate di amichevoli mani assenti all’appello e braccia provvidenziali piovute da un cielo nascosto o dimenticato.

Ci saranno sogni diurni e segreti su cui fantasticare e incubi concreti e inconsci, poggiati su un comodino al buio.

Ci saranno code sempre pronte a scodinzolare al tuo ritorno, da cui invidiarne la fedeltà e profumi inebrianti a cui annodare ricordi

Ci saranno amori disarmanti come droghe pesantissime da cui disintossicarsi a fatica e bocche da baciare deludenti come film d’annata visti e rivisti ancora, sui quali fare sterili commenti.

Ci saranno sguardi da incrociare come trame di una tela su cui dipingere sensazioni timide e frasi da interpretare come linguaggi di civiltà perdute.

Ci saranno scuse da trovare come ombrelli in un temporale, appuntamenti mancati come birilli lasciati in piedi e attese impalate davanti a scale fermissime, dalle quali attendere passi rassicuranti.

Ci saranno abbracci più caldi di piume invernali e pacche da spalla come timbri di un macellaio.
Ci saranno strette di mano sotto lo zero, e sorrisi issati con forza come vele di un galeone.

Ci sarà tutto…in un giorno da niente…e niente per tutto un giorno.

In ogni sua sfumatura, non potrai sottrarre dal tuo corpo neanche un frammento del trascorrere incessante del tempo…ed ogni scheggia farà malissimo!

Chi ti ama ti chiederà di non pensarci … per proteggerti dalla sofferenza.
Chi non ti considera, …non ti dirà nulla, poiché lui stesso starà soffrendo.
Chi ti odia ti dirà che non è vero…ma solo per darti ancora dolore.
-gm-

martedì 21 ottobre 2008

- FUORIPOSTO -



A volte mi sento fuoriposto…come un soprammobile strano, che appoggi dove capita.
Un oggetto che sta bene un po’ in tutti gli angoli di casa, ma che finisce per non essere mai in quello giusto.
Sento di avere imparato tante cose, ma infondo, di non saperne fare veramente bene nessuna.
E’ cosi’! E’ come se avessi camminato su tanti sentieri ed’ogni volta, mi fossi preoccupato prontamente, di cancellare dietro di me le tracce lasciate sul mio cammino.
E mi accorgo di quanto è presente il timore che quei passi riconducano a me, ogni volta che ne muovo uno, o che penso a quanto e dove ho passeggiato fino ad’oggi.

Ecco perché, alla fine, non sono mai riuscito a fare una cosa meglio di tutte le altre.
Forse perché quando ti specializzi in qualcosa, quando la assimili nella sua essenza e la rendi parte del tuo quotidiano, finisci anche per essere quella cosa. Per venire identificato con essa.
E allora a quel punto diventa difficile nascondere le tracce dietro di te.
Le persone finiscono per notarle prima o poi . Per quanto possa essere distratto, ci sarà sempre qualcuno che, prima di vedere te, vedrà le tue orme su quel sentiero.

Il fatto è che io sono sempre riuscito ad abbandonare il tracciato, prima di farmi raggiungere da quegli sguardi che puntualmente il mondo ti sguinzaglia alle spalle.
Ho disseminato, dietro di me, decine di opere incomplete, di torte crude e palazzi non finiti, tanto da poterli considerare veri e propri “casi irrisolti”.
Archiviati non tanto per assenza di prove, quanto più per la mancanza di un imputato da mettere sul banco del tribunale.
Quasi certamente è tutta lì la spiegazione. E’ probabile che io abbia scelto di non portare mai a compimento nulla, proprio per sfuggire al verdetto di quelle sentenze.

Ho preferito la fredda veste dell’anonimato di una “non firma” su un quadro appena abbozzato, solo per la paura di essere presente il giorno che qualcuno avesse posato lo sguardo su quel quadro...chiedendosi chi fosse mai l’autore.
A quel punto sarebbe stato difficile schivare un etichetta e pressoché impossibile impedire al mondo di chiamarti “pittore”.
Non è stato tanto il “cadere” a spaventarmi, quanto la paura di cadere.

E’ per questo che oggi mi ritrovo qui, seduto ad un tavolo, con una sigaretta tra le dita e gli occhi rossi dal sonno.
Un sonno che non c’è, come una donna che tutte le sere ti da buca, ma che ancora aspetti.
E mentre il fumo sale nella mia stanza e finisce per creare una cappa di smog che sembra il cielo di Roma riprodotto in scala, io resto quì.
A meditare sull’essere… quell’oggetto fuoriposto.


- g m -